Ci sono tradizioni che si possono spiegare. E poi ce ne sono altre che bisogna vedere per capirle davvero. La Festa del Muletto di Barga appartiene alla seconda categoria.
Questo fine settimana il paese tornerà a vestirsi dei colori dei suoi rioni per una manifestazione che, anno dopo anno, continua a coinvolgere generazioni di barghigiani. A prima vista potrebbe sembrare una semplice rievocazione storica: una corsa, dei carri allegorici, dei giochi popolari. Ma basta fermarsi qualche ora tra le strade del paese per rendersi conto che c’è molto di più.
L’ultima edizione prima della rinascita recente risaliva agli anni Novanta. Eppure, osservando la partecipazione di oggi, si ha quasi l’impressione che questa tradizione non se ne sia mai andata davvero. Era semplicemente rimasta in attesa del momento giusto per tornare.
Il cuore della manifestazione è la corsa dei muletti, una sorta di portantina guidata da un fantino e spinta da due compagni di squadra. Attorno alla gara ruota tutto il resto: il corteo storico con carri allegorici, cavalli e muli, i giochi popolari, il tradizionale tiro alla fune e soprattutto la sfida tra i rioni che animano il paese.
In questi giorni Barga si sta già colorando. I gialli del Real Piangrande, i viola di Porta Reale, gli azzurri di Porta Macchiaia e gli arancioni della Piana fanno capolino tra finestre, balconi e strade del paese, annunciando l’arrivo di una delle manifestazioni più attese dell’estate.
Dietro quei colori, però, c’è molto più di una semplice competizione. Ogni rione costruisce il proprio carro per mesi. Dietro le scenografie ci sono volontari, artigiani, famiglie intere che dedicano tempo ed energie a un progetto comune. È una competizione, certo, ma è anche un grande lavoro collettivo. E la cosa più bella è che la tradizione continua ad evolversi. Quest’anno alcuni rioni hanno realizzato locandine dedicate, iniziative di sostegno e perfino gadget personalizzati, dalle magliette ai ventagli, dalle borracce ai cappellini. Un segno evidente di quanto la festa sia ancora sentita e partecipata.
L’anno scorso, durante la stagione estiva, lavoravo a Barga e ho avuto modo di vivere da vicino l’attesa per la Festa del Muletto. Quello che mi ha colpito non è stata soltanto la manifestazione in sé, ma l’entusiasmo delle persone. Bambini, ragazzi, adulti e anziani: ognuno sembrava avere un motivo per sentirsi parte della festa. C’era chi lavorava ai carri, chi sosteneva il proprio rione, chi semplicemente aspettava con impazienza il giorno della sfilata.
La mia responsabile faceva parte di uno dei rioni e ricordo ancora la passione con cui parlava dell’evento. Era impossibile non lasciarsi contagiare dal suo entusiasmo. Forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della Festa del Muletto. Alla fine dura pochi giorni, ma dietro ci sono settimane, spesso mesi, di idee, preparativi e lavoro condiviso. Mi ha fatto pensare a quelle occasioni speciali che si preparano per tanto tempo e che poi sembrano passare in un attimo. Eppure è proprio quell’attesa a renderle così importanti.
In un’epoca in cui si parla spesso di comunità che si allontanano o di tradizioni che si perdono, vedere persone di età diverse impegnarsi per un obiettivo comune è qualcosa che colpisce più della gara stessa. Forse è anche questo uno dei tratti più belli dei nostri paesi toscani. Ci si divide per un rione, si fa il tifo per i propri colori e si difende la propria squadra fino all’ultimo. Ma sotto le bandiere, le rivalità e la voglia di vincere resta la consapevolezza di appartenere tutti alla stessa comunità.
Perché la Festa del Muletto non parla soltanto del passato rurale della Garfagnana. Parla di appartenenza. Parla di persone che scelgono di dedicare il proprio tempo a qualcosa che sentono come parte della propria identità. Ed è proprio questo il motivo per cui continua ad emozionare. Non perché racconta ciò che eravamo, ma perché ricorda a una comunità chi è ancora oggi. E per chi non l’ha mai vista, questo fine settimana potrebbe essere l’occasione giusta per scoprirla. Perché alcune tradizioni si possono raccontare. Altre, invece, bisogna viverle in mezzo ai loro colori.
A tutti i rioni va il mio in bocca al lupo. Che vinca il migliore, ma in fondo queste sono quelle occasioni in cui vince un po’ tutto il paese.
Buon Muletto a tutti e buona festa!
Alla prossima,
T&R
Servizio video di Elisa Togneri
