Il 17 maggio 1863, negli archivi della parrocchia di Loppia, viene registrata la nascita di Giovanni Elia Rigali, figlio di Clemente e di Perfetta Cecconi. Con ogni probabilità, negli Stati Uniti sarà conosciuto come John E. Rigali, figura centrale di una delle più longeve imprese artistiche ecclesiastiche d’oltreoceano. Nessuno avrebbe potuto immaginare che quel bambino, nato tra le colline della Valle del Serchio, sarebbe diventato protagonista dell’evoluzione dell’arte sacra americana.
La sua vicenda si intreccia con quella dei fratelli Da Prato, anch’essi originari di Barga, che nel 1860 fondarono a Chicago la Daprato Statuary Company. Provenienti da una terra dove il mestiere del figurinaio era diffuso e radicato, portarono con sé una maestria artigiana affinata nel tempo e il sogno di arredare con statue la nuova terra americana. A loro si unì Giovanni Elia, ancora adolescente, che lasciò l’Italia per diventare apprendista presso lo studio dei Da Prato, accettando di lavorare per vitto e alloggio nel seminterrato tra Van Buren Street e Clark Street.
Di giorno vendeva statuette in gesso ai passanti di Chicago, di notte le modellava. Ma la sua visione andava oltre: intuì che il futuro dell’azienda non risiedeva soltanto in quel semplice artigianato, bensì nella fornitura di altari e arredi sacri per le chiese. Fu una svolta. Nel 1884 divenne socio, e nel 1890 presidente della Daprato Statuary Company, guidandola verso una crescita esponenziale. Sotto la sua direzione, l’azienda si affermò come leader mondiale nella produzione e distribuzione di arte ecclesiastica.
Nel 1917, la Daprato contava sedi a Chicago, New York, Montreal e Pietrasanta, nei pressi delle cave di marmo di Carrara. Nel 1909 ricevette da Papa San Pio X il titolo di “Pontificio Istituto d’Arte Cristiana”, onorificenza che ancora oggi campeggia nello stemma aziendale. Nel 1960, sotto la guida di Robert Rigali, l’azienda assunse il nome di Daprato Rigali Studios, reinventandosi alla luce del Concilio Vaticano II. Le sfide del cambiamento si trasformarono in opportunità, e la reputazione dell’azienda si consolidò a livello nazionale.
La storia di John E. Rigali e della Daprato Rigali Studios è dunque parte di un racconto più vasto: quello di una valle laboriosa, che ha saputo trasformare un’arte considerata minore in patrimonio globale. E ancora oggi, nei fregi delle chiese americane, nei ricordi di Ellis Island, risuona l’eco di quel gesso impastato con l’acqua.