Mi sono emozionato tre volte assistendo al giuramento del sindaco di New York Mamdani.
La prima emozione è arrivata dal significato profondo della sua nomina: vedere una città come New York scegliere una guida che incarna pluralità, diritti, coraggio civile e una visione inclusiva del futuro è qualcosa che parla anche a chi vive lontano. È un segnale potente di ciò che una comunità può diventare quando decide di riconoscersi nelle sue differenze e non di temerle.
La seconda emozione è più personale. New York l’ho sempre sentita un po’ mia, anche se la vita mi ha portato altrove. Forse perché il mio bisnonno è nato proprio lì, in quella città che sa essere dura e generosa allo stesso tempo. Ogni volta che la guardo, anche da lontano, mi sembra di riallacciare un filo familiare, come se una parte della mia storia continuasse a pulsare tra quelle strade, con tutti i discendenti dei tanti italiani emigrati là fra Ottocento e Novecento.
La terza emozione è stata vedere che il giuramento veniva prestato davanti a Letitia James. Oggi procuratrice generale dello Stato, ma per me rimane soprattutto la Public Advocate che ho conosciuto nei suoi valori e nel suo lavoro: una donna che ha fatto della giustizia sociale una pratica quotidiana, non uno slogan. Ritrovarla lì, in quel momento, ha dato alla scena una profondità che non dimenticherò.
Tre emozioni diverse, tutte vere. E tutte, in modi diversi, parlano di appartenenza, memoria e futuro. E anche di Radici e Orizzonti.
